Dall’atelier alla cattedra accademica il passo è breve, soprattutto se a compierlo è la moda che, ancor prima di formare le sue menti più illustri tra corpetti e bozzetti, ha visto designer e creativi studiare tra i banchi delle grandi istituzioni pubbliche e private dedicate alla formazione nel fashion system.
Se un tempo, dagli albori della moda fino agli anni Ottanta, per diventare designer era quasi imprescindibile una lunga gavetta artigianale tra le mura di un atelier, oggi la formazione accademica terziaria contribuisce a plasmare la mente e la mano dei nomi del futuro, attraverso percorsi generalmente triennali nei quali teoria e pratica procedono di pari passo.
Ma ciò che stupisce – e forse dovrebbe stupire davvero – è che oggi, dietro quelle stesse cattedre, siedano gli autori della moda contemporanea. Professionisti che, tra una collezione e l’altra, scelgono di ritagliarsi del tempo per dedicarsi alla formazione della nuova generazione. Non più soltanto figure lontane, confinate in uno star system del fashion le cui porte non si aprono mai del tutto, ma designer che supportano il futuro investendo nella sua formazione. È questo uno degli slogan con cui IED Firenze presenta Sabato De Sarno, ex direttore creativo di Gucci, nella nuova veste di professore di Fashion Design, impegnato nel percorso degli studenti anche attraverso borse di studio promosse dall’istituto fiorentino.
In principio, la presenza di De Sarno nasce con l’obiettivo di ampliare l’approccio pratico e teorico alla progettazione di una collezione, portando in aula la sua esperienza diretta all’interno di un grande brand e condividendo con gli studenti luci e ombre del percorso professionale di un direttore creativo.
Un apporto significativo, soprattutto considerando il ruolo che queste accademie ricoprono come ponte tra formazione e mondo del lavoro. Gli istituti instaurano infatti un contatto diretto con brand, showroom e agenzie che, un domani, potrebbero selezionare i neodiplomati, offrendo loro l’opportunità di intraprendere un percorso professionale all’interno delle proprie realtà.
Si tratta di occasioni che arrivano al termine di anni di studio, come nel caso di Alessandro Michele, anche lui ex Gucci e oggi alla guida di Valentino, che insieme a Yvan Mispelaere, Design Director dell’Haute Couture della maison, è tornato là dove si è formato: l’Accademia Costume & Moda di Roma. Qui ha seguito gli studenti del Master in Alta Moda, un segmento della moda che Michele ha potuto acquisire e approfondire proprio all’interno della maison Valentino, dopo anni di esperienza nel prêt-à-porter.
Il programma del master affrontava il design come progettazione di una collezione, la sartoria come costruzione dell’abito e l’ideazione di uno show come forma di storytelling visivo della collezione, il tutto in dialogo con l’identità di Valentino.
Gli studenti sono stati così guidati dall’occhio creativo di Michele e dall’expertise di Mispelaere nelle lavorazioni, negli embellishment e nella costruzione modellistica: due approcci differenti ma complementari, capaci di mettere in relazione visione e tecnica.
Ma non sono soltanto i due ex creativi di Gucci ad aver vissuto la cattedra dall’altro lato.
John Galliano e Riccardo Tisci sono stati ospiti d’onore in talk e giornate accademiche dedicate agli studenti della Central Saint Martins, l’istituzione londinese nella quale hanno studiato e dalla quale sono partiti.
In particolare, Galliano ha ricordato: “La creatività non si costruisce, non si apprende, ma la mano si forma solo con un buon maestro alle spalle. La CSM mi ha dato quello che mi mancava”.
Parole che riportano ancora una volta l’attenzione sulla formazione classica e sartoriale, spesso confusa con un approccio più teorico e puramente astratto. Una formazione nella quale la pratica, il gesto e la costruzione dell’abito rimangono fondamentali. Lo dimostra anche il percorso di un altro allievo della Saint Martins, Alexander McQueen, che prima di consolidare le proprie conoscenze attraverso il percorso accademico aveva lavorato nelle grandi sartorie maschili di Savile Row, affinando proprio quella “mano” che sarebbe diventata parte integrante della sua identità creativa.
Un esempio che merita di essere diffuso e una lezione che può essere fatta propria anche da chi oggi si affaccia al sistema della moda. Lo ricordano Lucie e Luke Meier, ex direttori creativi di Jil Sander, oggi collaboratori di Polimoda per il corso Undergraduate in Fashion Design, dove ricoprono il ruolo di mentor per gli studenti impegnati nella realizzazione della loro graduate collection. Anche loro, da giovani designer alle prime esperienze, hanno avuto maestri capaci di guidarli verso quel futuro nel fashion system che, negli anni, li avrebbe accolti.
Nasce così un’idea di formazione nuova per il sistema istituzionale: un modello che non vuole soltanto preparare le giovani menti del domani, ma permettere loro di conoscere il presente in presa diretta, attraverso la voce e l’esperienza di chi quel presente lo sta costruendo.
Non è soltanto istruzione, ma una vera e propria “learning culture”, come la definisce De Sarno: una cultura dell’apprendimento che si tramanda tra i player di ieri, quelli di oggi e quelli di domani. Perché se la moda è un mestiere che si evolve continuamente, forse anche il modo di insegnarla deve cambiare. E oggi, sempre più spesso, la lezione arriva direttamente da chi quella moda la sta facendo.
Words: @ilmilanesedi_roma









