FASHION

The alchemy of Sveva Alviti

Total Look Prada
Top e pantaloni Sportmax; orecchini in oro 18kt con pavé di diamanti FOPE.
Top Sportmax; orecchini in oro 18kt con pavé di diamanti FOPE.

Un mix esplosivo di carisma, passioni e vitalità. Sveva Alviti è un’attrice che emana il suo talento di interprete a 360 gradi. Sa vestire i ruoli cinematografici, la vita, la moda e i luoghi che attraversa, con pienezza e autentico fervore, come solo i veri artisti sanno fare: senza confini, senza soluzione di continuità. Protagonista della digital cover di The Collector Marzo 2026, sul set del nostro shooting è un uragano in piena di chiacchiere, bellezza e travolgente energia. Scivola con scherzosa nonchalance dall’italiano al francese all’inglese, così come da un abito iper sofisticato e romantico a micro mise audaci e iper sexy, da perfetta club girl Anni 2000. Sveva è così: sa giocare, divertirsi e prendersi con ironia, ma anche raccontarsi con profonda intensità ed entrare in storie di grande impatto emotivo. Evolve e si trasforma con talento, studio e poliedricità. Così se 10 anni fa ha ammaliato tutti in Dalida, oggi è pronta a sorprendere e conquistare il grande pubblico nelle vesti di Lea Pericoli nel secondo episodio di Illuminate, la docu-serie di Rai Cultura dedicata alle grandi protagoniste del Novecento, in onda domenica 15 marzo in seconda serata su Rai 3. Campionessa del tennis femminile italiano tra gli anni ‘50 e ‘60, prima telecronista donna, pioniera di uno stile che ha cambiato per sempre l’eleganza in campo, Lea è stata un’icona che ha segnato un’epoca. Un esempio di caparbietà, forza e tenacia, che ha ispirato Sveva da sempre, ancor prima di interpretarla. Ne abbiamo parlato in questa intervista, assieme a progetti futuri, sogni nel cassetto, nuove consapevolezze e tutto ciò che le fa battere il cuore.

Com’è nato “l’incontro” con Lea Pericoli: cosa rappresentava nel tuo immaginario personale e quali sono state le sfide per interpretare questo personaggio?
L’incontro con Lea Pericoli è avvenuto tanto tempo fa. Subito dopo la sua morte avevo avuto l’idea di fare un progetto su di lei e caso vuole che, qualche mese dopo, mi abbiano chiamata per interpretarla in Illuminate. È stato bello poter stare nella sua pelle, viverla, perché è una donna molto forte, determinata, che ha fatto tantissime cose e non si è mai abbattuta. Soprattutto, è una donna che voleva dare coraggio alle altre donne, e questo mi ha ispirato molto. Le difficoltà che ho incontrato, in realtà non sono state molte, perché in un certo senso mi sento molto simile a lei. Forse, se avessi dovuto affrontare una malattia come la sua, non so se sarei capace di parlarne così apertamente. Per il resto, però, sono una persona tenace, che non molla mai, che crede nei propri sogni e a cui piacciono sempre le nuove sfide.

Cosa ti ha affascinato di più: la Lea campionessa, la Lea giornalista o la Lea donna nel suo privato?
Di Lea mi ha affascinato tutto: la campionessa, la giornalista, la donna nella sua vita privata, la sua estrema eleganza e moderazione. Ma l’aspetto che mi ha colpito di più è quello della campionessa, perché dopo sei mesi dal suo intervento per rimuovere il carcinoma ha vinto di nuovo i Campionati Assoluti italiani di tennis. Questo ha rappresentato un esempio di caparbietà, forza e tenacia, che sono proprio i valori del tennis. Il tennis è qualcosa che conosco molto bene perché ci ho giocato, anche ad altissimi livelli, e posso dire che prima di tutto è una sfida contro sé stessi: se vinci quella, puoi vincere tutte le partite. L’ho trovata una donna completa, una donna davvero da ammirare.

Ci sono altri aspetti che avete in comune oltre al tennis? In cosa invece sei lontana anni luce da Lea?
Il tennis è qualcosa che mi unisce moltissimo a Lea, ma non tanto come sport. É la la mentalità del tennis. Quando sei un giocatore o una giocatrice vedi la vita in un altro modo: non hai paura del sacrificio, non hai paura di lottare e sai che fino all’ultima palla, all’ultimo punto, puoi sempre vincere. Sono proprio queste le caratteristiche che servono per essere un grande campione, e sono le cose che mi legano estremamente a lei. Una cosa invece per cui sono diversa è il suo essere stata attiva in diversi ambiti, riuscendo in tutto. Per adesso io mi sto dedicando alla mia carriera da attrice e regista al meglio che posso, non credo però di essere una scrittrice, per esempio. Ci sono alcune professioni che non sento mie e per le quali preferisco chiedere supporto a chi ha più esperienza per me. Per esempio, sto scrivendo il mio primo film che verrà prodotto da Cinecittà Luce e ho al mio fianco una scrittrice bravissima, alla quale non potrei mai sostituirmi.

Lea è stata pioniera anche sul fronte del costume, una delle prime sportive a suggellare il legame tra moda e sport. Musa dello stilista Ted Tinling che ne disegnò alcune uniformi da competizione, oggi custoditi al V&A Museum di Londra, fece scalpore con le sue culotte di piume di cigno, di petali di rose o di visone e soprattutto con il primo abito corto della storia del tennis. Dal punto di vista dei costumi di scena, quanto questo aspetto è stato per te importante?

Quando Teddy Tengling disegnò per lei a Wimbledon questi completini così diversi e innovativi, fu qualcosa di incredibile a livello mediatico. Indossare questi capi così magici e unici mi ha aiutato a entrare ancora meglio nel personaggio. La moda del resto fa parte della mia vita: vedere quegli abiti mi ha fatto sognare quel periodo incredibile degli anni Sessanta in cui lei ha vissuto e mi ha fatto sentire lo scalpore che ha suscitato. Lea è sempre stata una donna molto coraggiosa: ha trasmesso molto coraggio anche a me, insieme all’idea di non aver paura delle scelte, sia artistiche sia nell’abbigliamento.

La docu-serie che ti vede protagonista si intitola Illuminate e racconta le grandi protagoniste del Novecento. Chi sono oggi secondo te le “Illuminate” di questo nuovo secolo? Ci sono icone femminili che stanno plasmando i primi decenni dei 2000 e perché?
Rispetto a quel tempo molte credo che molte cose siano cambiate e, con esse, anche le definizioni di certi concetti. Se in passato il termine “icona” poteva essere quello più adatto per indicare figure che portavano avanti determinati valori, oggi sento un po’ di abbandonare questo tipo di definizione, vista la complessità della società e dell’essere umano. Ritenere che qualcuno rappresenti uno o più valori non significa necessariamente farne un’icona di qualcosa nello specifico; a volte può essere anche un po’ limitante rispetto alla varietà di messaggi che una persona può trasmettere e rappresentare. Restando in ambito sportivo, in occasione delle Olimpiadi che si sono appena concluse è stata meravigliosa l’impresa di Francesca Lollobrigida. Con i suoi risultati e con l’abbraccio al figlio ha dimostrato come si possa eccellere conciliando la famiglia con una dedizione estrema allo sport, diventando un esempio di donna che non ha paura di mostrare tutte le dimensioni della propria vita.

Che momento è della tua vita professionale e cosa ti aspetti da Illuminate?
È un periodo molto bello della mia vita, sia professionale che privata. Mi sono sposata da poco e sono molto felice con mio marito; penso che sia stata una delle decisioni più belle che potessi prendere. Per quanto riguarda Illuminate, spero che venga percepita e conosciuta di più la storia di Lea Pericoli, è bello poter dare spazio a un personaggio come lei. Dal punto di vista della mia carriera, attualmente sono molto attiva in America. Ho due progetti importanti: uno ho finito di girarlo da poco. Presto invece partirò per Parigi per girare un altro film in francese. Sono molto felice di tutte le opportunità che si stanno aprendo.

A proposito del progetto appena girato negli Stati Uniti e in Canada cosa puoi raccontarci?
The Other Side of Fame di Erik Bernard è un film che mi vede protagonista. La storia inizia in modo molto forte e parla di un personaggio che pian piano cerca di ricostruire la sua vita. È un film bello, al quale sono molto affezionata, non vedo l’ora che esca.

Nel 2024 invece sei stata madrina della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia: che ricordi conservi di quell’esperienza?
Essere madrina è stato un sogno che si è avverato. Avere la possibilità di salire su quel palco e raccontare qualcosa di mio, di personale, qualcosa che amo e sento nel profondo della settima arte è stato incredibile. È stata una delle esperienze più belle della mia vita che mi ha dato la possibilità di conoscere molte persone interessanti e internazionali. Ricordo quando è arrivata sul tappeto rosso Nicole Kidman e me l’hanno presentata: mi ha preso la mano e non me l’ha più lasciata. E poi io sono una vera cinefila: credo fermamente che il cinema possa cambiare il mondo o almeno, in qualche modo, ti possa far riflettere.

Da Dalida a Lea Pericoli, hai interpretato due icone straordinarie di una stessa epoca: cosa ami di più di quegli anni?
Era un’epoca in cui le donne avevano un fascino particolare: erano belle, vere, sé stesse, splendide nel modo di vestire. Allo stesso tempo, però, non amo il fatto che le donne non avessero ancora tutti i diritti che hanno oggi. Anche se proprio in quegli anni stava iniziando una sorta di rivoluzione, il percorso attraverso cui le donne hanno cominciato a lottare per i diritti che oggi stanno conquistando.

Due grandi ruoli a distanza di 10 anni: cosa è rimasto di quella Sveva e cosa invece è cambiato? Oggi che donna sei?
Devo dire che sono cambiata tantissimo. Prima guardavo al mondo del cinema quasi come irraggiungibile e infatti in Dalida mi sono spesa al massimo, ho dato tutta me stessa. Oggi invece vedo questo impegno in modo diverso, lo vedo come un vero lavoro, quello dell’attrice. Nel frattempo mi sono evoluta e realizzata in tanti altri aspetti: sono moglie, spero di diventare presto mamma e soprattutto ho meno paura. Mi sento forte, molto più consapevole, soprattutto nel lavoro.

Sempre a proposito di Dalida e di quanto ti fosse entrata dentro, hai avuto il coraggio di raccontare anche il periodo più buio della tua vita personale e della depressione che hai attraversato proprio dopo aver finito di girare il film. Ritieni sia ancora un tabu rispetto ai racconti di perfezione che lo star system impone? Quanto credi sia importante parlare oggi di salute mentale e in che modo? Come ne sei uscita e cosa ti ha dato la forza?
Come tutte le persone che possono parlare a un pubblico — quindi anche i politici, i giornalisti e altri artisti — credo che noi attori abbiamo una grande responsabilità. Possiamo arrivare alla gente ed è importante riuscire a comunicare anche le cose più complesse, perché la vita non è tutta rose e fiori. E a volte abbiamo paura di dirlo. Secondo me invece è molto importante mostrarsi per quello che si è, umani e vulnerabili. Perché sì, è vero, siamo fortunati, abbiamo una bellissima vita, una vita che ci permette di metterci continuamente in gioco. Ma è importante parlare anche di temi delicati come la salute mentale, perché si possono aiutare molte persone. Anche se non lo sai, le persone ti seguono e ti ascoltano. Sapere che anche tu hai attraversato un momento del genere, soprattutto per chi in qualche modo ti ammira o ti ha apprezzato in un film, può farle sentire più vicine e meno sole.

Tornando indietro ai tuoi esordi da modella: c’è qualcosa che avresti fatto diversamente? C’è qualcosa di cui di penti e perché? Cosa invece ti rende orgogliosa di te?
Quando ho iniziato a fare la modella ero molto piccola, avevo 17 anni. Venivo dal tennis e, una volta arrivata a New York, sono stata catapultata in una sorta di bolla. In un primo momento non vedevo questa opportunità come un vero lavoro e forse nei primi tempi l’ho presa un po’ sottogamba. Quel periodo però mi ha dato l’opportunità di capire che il mondo della moda non era l’unico in cui volevo stare e mi ha spinto a cercare qualcosa di più. È proprio da lì che ho iniziato a studiare recitazione con Susan Batson, la coach di Nicole Kidman, ed è lì che mi sono innamorata di questa arte.

Cosa rappresentano per te oggi la moda e il fashion system? Ci sono delle cose di questo mondo che ti fanno ancora battere il cuore e sognare?
Assolutamente sì, amo la moda, provengo da questo mondo, e adoro il bello. Mi piacciono gli abiti e ho amato calcare i red carpet tra Cannes e Venezia, indossando creazioni speciali. In qualche modo riesco a comprendere quando dietro c’è un lavoro incredibile per creare una collezione e le sfilate mi trasmettono sempre una forte energia.

Quali sono gli essenziali del tuo guardaroba?
Una giacca over, un bellissimo jeans e uno stivaletto comodo per andare in giro. E poi adoro gli occhiali da sole.

Dal punto di vista beauty e skincare, quali sono i tuoi must have?
Ho una routine molto semplice, cerco sempre di tenere la mia pelle idratata e protetta ma non ho delle ossessioni specifiche.

Sei spesso associata all’idea di diva e rappresentata come tale. Quanto ti senti affine a questa immagine? E com’è Sveva nella sua vita reale e nel quotidiano?
In realtà io non mi sento per niente una diva, anzi, sono la ragazza più semplice del mondo. Nella vita di tutti i giorni vado a fare la spesa come tutti. Amo tantissimo i fiori e adoro comporre bellissimi bouquet da mettere in casa. Mi piace organizzare cene, invitare amici, sono veramente molto semplice. Sono anche una persona che lotta per ciò in cui crede e che si fa rispettare. Non mi sento affatto una diva, ma sono felice di aver avuto l’opportunità di interpretare ruoli del genere nel mio lavoro, facendo sempre del mio meglio.

A giugno dello scorso anno ti sei sposata. Che posto occupa l’amore e come lo vivi oggi rispetto al passato?
È stata una delle scelte più belle della mia vita. Mio marito è una persona incredibile, davvero speciale, e ogni giorno, da quando ci siamo sposati, ci conosciamo sempre meglio ed entriamo sempre più in sintonia. Mi sento molto serena e equilibrata: lo rifarei tutti i giorni. È l’uomo giusto per me, mi supporta in tutto. Quando sono andata in America per lavoro ho sentito il suo appoggio ed è stato importantissimo. Mi supporta nei miei sogni e nella mia vita. Mi dà una forza incredibile, perché è un uomo forte e profondo.

Hai un legame fortissimo con Roma, la tua città. Quali sono i tuoi posti del cuore?
Quello che mi piace di Roma è che sento che è casa mia. Ho un terrazzo che dà su tutta la città e lo trovo unico e splendido: uno spazio che curo con amore e la massima precisione. Roma è una città piena di sole, è una città positiva, è una città molto bella, però la mia città del cuore è Parigi.

Cosa ti illumina e ti fa brillare gli occhi?
A farmi brillare gli occhi sono mio marito e un bel copione.

Hai un sogno del cassetto?
Mi piacerebbe molto realizzare progetti interessanti qui in Italia. Lavoro spesso all’estero e, in questo momento, soprattutto in America: oltre a The Other Side of Fame, ho un’altra trilogia che girerò a settembre, anch’essa molto bella. Come dicevo, ho in ballo anche un progetto a Parigi, ma in futuro sogno di lavorare nella mia città, con qualcosa di interessante e stimolante.

Words: Giulia Pacella @giupac79

Talent: Sveva Alviti @svevaalviti
Photographer: Stefano Facca @stefano.facca
Styling: Anna Pastore @annapastore
Make Up: Anna Maria Negri @annamarianegri at @wmmanagement using @esteelauderitalia
Hair: Giovanni Erroi @giovannierroihair at @thegreenappleitalia using @aveda
Nails: Barbara Coroli @barbaracoroli using @manucurist
Styling assistant: Sara Dozio @sara_dozio e Samuele Maria @shayklava at @pastore.studio
Press Talent : @wordsforyou_pr
Agency Talent: @whynotmodels


Editor in Chief: Andrea Bettoni @_andreabettoni
Digital Director: Giulia Pacella @giupac79
Digital Content Director: Nicola Pantano @nicolapantano_
Project Manager: Valentina Uzzo@valentinauzzo_

In tutto il servizio Sveva Alviti indossa gioielli FOPE @fope1929
Make Up: Estée Lauder @esteelauderitalia