Mentre il fashion system si interroga — apparentemente senza venirne a capo — sull’importanza del ricambio generazionale, la 41ª Elite Model Look World Final dimostra a Roma cosa significhi investire davvero sui talenti di domani.
La parola “generazione”, di cui l’industria della cultura e della moda si è nutrita negli ultimi anni, è stata abusata al punto da svuotarsi del proprio significato. Se ne parla nei panel, la si esibisce nelle campagne marketing, la si rincorre nelle strategie digitali. Eppure, raramente chi detiene il potere nel settore scommette con autentica responsabilità sulle nuove leve, preferendo concentrarsi più sull’attrattività della giovinezza che sulla possibilità di offrirle un futuro solido.
La sera del 17 luglio, sotto le campate rinascimentali delle Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia, a Roma, si è vista un’inversione di rotta concreta. La finale mondiale della 41ª edizione di Elite Model Look non è stata soltanto una passerella per 50 ragazzi provenienti da oltre 20 Paesi. È stata la dimostrazione di come il ricambio generazionale si costruisca con i fatti, creando percorsi di formazione e offrendo strumenti reali, anche in un mercato apparentemente effimero come quello dell’immagine.
Nei quattro giorni trascorsi a Tivoli, la preparazione alla passerella è stata affiancata da un percorso più profondo: guidati da un team di esperti, i giovani finalisti si sono immersi in una formazione olistica tra mindfulness, mental coaching, nutrizione con il CONI e identità digitale. Un programma pensato per offrire loro basi umane e professionali solide ancora prima di salire in passerella.
Vedere professionisti affermati, top model e mentor internazionali mettersi a disposizione di ragazzi di sedici o diciannove anni per trasmettere loro gli strumenti necessari ad affrontare la vita professionale è forse l’aspetto più poetico e, allo stesso tempo, più rivoluzionario dell’intero progetto. L’obiettivo si sposta così dall’apparenza alla formazione di individui consapevoli.
I cinquanta giovani partecipanti hanno sfilato divisi in tre blocchi tematici, indossando i capi firmati GAS sotto la nuova direzione creativa di Tony Ranalli.
Ad aggiudicarsi la vittoria e l’ingresso ufficiale nel network globale di Elite sono stati Keira Ann Alvares Ganapathy, 19 anni, India, studentessa universitaria al secondo anno di Psicologia e Giornalismo, e Otto Vadskaer, 16 anni, Danimarca, atleta di hockey.
I profili dei due vincitori raccontano perfettamente questo cambio di paradigma: la bellezza si manifesta come un’estensione naturale della propria tridimensionalità umana, fatta di personalità, cultura e aspirazioni. In fondo, costruire davvero il futuro della moda significa proprio questo: smettere di celebrare la giovinezza come una pura astrazione estetica e iniziare a considerarla un investimento umano.
L’eredità di un concorso che in passato ha scoperto icone come Cindy Crawford, Gisele Bündchen e Vittoria Ceretti continua così a evolversi, confermandosi un vero incubatore di talenti, dove il ricambio generazionale trova finalmente una Casa concreta.
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