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Becoming Giancarlo Commare

Total look Louis Vuitton; anelli one-of-a-kind in oro bianco 750% con diamanti bianchi Garatti.
Giancarlo Commare_The Collector_Luigi Cianfarano_cover
Giacca Paoloni; spilla in oro bianco 750% con diamanti e diamante fancy verde, collezione Domino, realizzata a mano, pezzo unico Garatti; canotta Extreme Cashmere.

Magnetico e camaleontico Giancarlo Commare è un attore che non si lascia definire da un solo ruolo, ma sa raccontare con autenticità le molte sfaccettature dell’essere umano. Siciliano di nascita, cresciuto tra corpo, movimento e palcoscenico, porta con sé una formazione che affonda nella disciplina e nell’istinto, elementi che oggi convivono in modo naturale nel suo modo di stare in scena.
Nel suo percorso Commare ha vissuto il teatro come scuola di vita, il cinema come lente di introspezione e la televisione come specchio delle identità contemporanee. Dalla ribalta di Skam Italia alle sue interpretazioni in Maschile singolare e Maschile plurale, passando per Nuovo Olimpo, il suo lavoro esplora la il rapporto tra visibilità e introspezione, restituendo personaggi che restano nel tempo.
Quello che emerge nelle sue scelte artistiche, ma anche dalla nostra conversazione, è una tensione verso qualcosa di più grande della semplice carriera: un desiderio di verità e di storie che parlano di chi guarda, più che di chi le interpreta. In ogni scatto e in ogni parola, Commare invita ad andare oltre la superficie, a celebrare la complessità e la bellezza dell’essere in movimento.

C’è un momento intimo, non pubblico, che consideri l’inizio reale della tua carriera?

Ricordo la sensazione di vertigine tanto che mi sono seduto a terra mentre ricevevo la buona notizia di un lavoro, un progetto, al quale tenevo molto, erano i primi anni che mi affacciavo al mondo professionale. Fu inaspettato perché non pensavo scegliessero me. In quel momento – quando mi sono seduto – ho pensato di non essere all’altezza. Mi ricordo la confusione di pensieri: “E adesso?” “Adesso si comincia!”. È difficile da spiegare, come difficile è individuare il momento esatto in cui ti senti pronto o consapevole di ciò che ti sta accadendo davvero, specie in questo cammino chiamato carriera. Ma anche se con mille incertezze in quell’istante dentro di me sentii che era il momento di iniziare a correre.

Guardando indietro al bambino che eri in Sicilia, cosa direbbe oggi vedendoti?

Quel bambino mi direbbe “grazie e continua così per favore senza farti più ostacolare”.

 

Sei cresciuto tra danza, movimento e disciplina: cosa ti ha insegnato il corpo che le parole non potevano fare?

Il corpo prima delle parole mi ha insegnato ad esprimermi. Grazie allo studio del mio corpo ho potuto capire cosa accadeva in me, ancor prima di riuscire a formulare pensieri che codificassero ciò che già avevo esperito con le sensazioni che il corpo stesso mi faceva vivere in totale istintività. Questo stesso insegnamento l’ho ricevuto in scena, sul palco, sui set, nello studio dei personaggi. I nostri corpi se ascoltati ci dicono molto più di quello che spesso nascondiamo tra le parole.

C’è un progetto che ti ha cambiato più come uomo che come attore?

Si. Più di uno in realtà, ma mi piace nominare Tutti parlano di Jamie un musical di successo che vede come protagonista un giovane ragazzo che sfida tutto e tutti, pur di essere come vuole, senza dover chiedere il permesso a nessuno. Ecco questo personaggio mi ha permesso di incontrare davvero migliaia di persone che ogni sera a fine spettacolo mi aspettavano fuori dal teatro per salutarmi, fare una foto insieme, ma soprattutto per incontrarci. Molti di loro hanno condiviso con me le loro storie. Per molti quella di Jamie è stata un faro che li ha portati a dire. “no, non sono sbagliato/a”. A molti altri ha fatto dire “ho capito, la cosa che conta più di tutti è l’amore per sé e per gli altri”. Ecco credo che questo più di tutto sia il bello di ciò che faccio. È un onore per me aver dato corpo e anima a un piccolo pezzo di storia che ha cambiato, rivoluzionato con valori sani, quella di molti altri.

In un settore che spesso vuole incasellare, come difendi la tua complessità?

È molto difficile ma non credo di difenderla, non più almeno. Fa parte di me il mio essere atipico come spesso mi sento dire. Non credo di essere io stesso conforme alle masse, ma riesco facilmente ad adattarmi e questo forse fa di me un abile giocatore ma ammetto che a volte può essere difficile convivere tra palcoscenico e ombra.

Cosa di te oggi ti mette ancora in difficoltà?

Il mio perfezionismo. Io stesso spesso tendo ad auto sabotarmi. Per molto tempo e in molte cose ho avuto questo atteggiamento, oggi credo di essere più morbido sulla questione ma mi porto dietro ancora retaggi che a volte mi frenano inutilmente, anche su questioni di cui potrei non preoccuparmi.

Quando senti che una scena sta funzionando, da cosa te ne accorgi per primo: dal corpo, dalla voce o dal silenzio?

Potrei rispondere da tutte e tre insieme. Quando funziona senti la magia. Un fuoco che non brucia ma scalda, un vento che non gela ma accarezza. È come se tutto si allineasse. Me ne accorgo dopo, non mentre accade, e a quel punto mi rendo conto di aver vissuto il “qui e ora” durante la scena, questo mi fa capire che è andata bene.

C’è un momento sul set, anche piccolo, che oggi affronteresti con uno sguardo diverso?

Più di uno sicuramente. E tutti hanno in comune le insicurezze e le paranoie inutili che mi distraevano dal lavoro. Oggi affronterei quei momenti con serenità, fidandomi più di me stesso e delle mie intuizioni, ma non si può tornare indietro, posso sicuramente ricordarmi questo per il futuro.

Oggi i social creano un cortocircuito tra vita privata e immagine pubblica: qual è l’unica cosa che ti imponi di proteggere sempre?

Le persone che amo. E quello che fa parte della mia vita fuori dagli schermi. Credo sia fondamentale e sano per me stesso e chi mi circonda non rendere pubblica ogni cosa che vivo. Semplicemente perché per come la vivo io mi parrebbe di mettere in vetrina la mia vita piuttosto che la mia arte. E a me piace fare quello. Preferisco prendere ispirazione da me stesso e dal mio vissuto per creare qualcosa da donare attraverso un atto artistico, invece che un video sulla mia “beauty routine”. Che ahimè non pratico.

Ti è mai capitato di rifiutare un look che non hai trovato coerente con te stesso e con l’immagine che vuoi dare di te?

Sì mi è capitato, ma non l’ho mai vissuto come un dramma. A me interessa che io mi senta a mio agio con quello che indosso. Che mi dia sicurezza, che possa valorizzare ciò che di me mi piace.

Pensi che la moda possa essere un atto politico anche senza slogan?

Sì credo che possa esserlo e credo che oggi io abbia sfruttato poco questo valore, ma ci sono state volte in cui è capitato e spero presto possa accadere. La moda può a suo modo dire qualcosa di importante e rivoluzionario: i grandi stilisti sono diventati grandi soprattutto per questo.

C’è un personaggio che hai faticato a lasciare andare?

No, non ho mai provato questo tipo di fatica. Sicuramente ci sono state volte in cui la complessità dei personaggi o delle situazioni narrate e vissute nelle scene mi affaticavano a tal punto che tornando a casa ne sentivo ancora il peso, ma non credo di aver mai provato fatica a lasciar andare i personaggi che ho interpretato anzi a volte ho provato anche sollievo.

Se potessi creare da zero un ruolo per te, che caratteristiche avrebbe?

Al momento non ho questa fantasia, ma di sicuro vorrei che fosse la cosa più lontana da me che possa esistere. Da molto tempo sogno di poter interpretare un vero “villain”.

La tua vita privata è spesso osservata: che cosa di te rimane intenzionalmente invisibile?

Se rispondo come faccio a lasciarlo invisibile? Non ho gli stessi privilegi di Harry Potter.

In questo preciso momento, cosa senti di stare diventando, e quale parte di te speri, tra dieci anni, non sia cambiata?

Credo che oggi la mia evoluzione riguardi più che mai me e cosa non ho più paura di dire o mostrare, anche le cose che più mi hanno ferito. Il mio dolore sta evolvendo e lo so perché in qualche modo si sta trasformando e mi piace trasformarlo in arte. Ho iniziato perciò a scrivere… Scrivo testi, ci inserisco le melodie e da qualche tempo a questa parte accade che tutto si tramuti in canzoni, quindi non so cosa accadrà da oggi in poi, ma se in futuro io mi trovassi su un palco a cantare e condividere le mie canzoni sarebbe un bello scenario.

Talent: Giancarlo Commare @giancarlocommare
Photographer: Luigi Cianfarano @luigi_cianfarano
Editor in Chief and Art Direction: Andrea Bettoni @_andreabettoni
Digital Director: Giulia Pacella @giupac79
Digital Content Director: Nicola Pantano @nicolapantano_
Fashion Director and Styling: Carlo Alberto Pregnolato @carlo_alberto_pregnolato
Groomer: Claudio Baldasseroni @claudio_baldasseroni using @bedheadbytig, @faced_italia and @givenchybeauty
Photographer assistant: Antonio Dajani and Jonas Arthur Apraku @daja.anton.io @vrgmrcr
Styling assistant: Massimiliano Morazzoni @massimiliano_morazzoni
Project Manager: Valentina Uzzo @valentinauzzo_
Producer and words: Lorenzo Salmone @salmonelorenzo

Ufficio Stampa Talent: Andreas Mercante @andreasmercante
Agency Talent: Gianni Chiffi @giannichiffi
Casting: Michele Bisceglia @michelebisceglia_

In tutto il servizio Giancarlo Commare indossa gioielli Garatti @garattimilano