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Kennedy Magazine e Kennedy Vins: due progetti, lo stesso istinto

Da un blog personale alla carta stampata, fino a un indirizzo nel centro di Atene: il mondo costruito da Chris Kontos continua a cambiare forma.

Kennedy Magazine e Kennedy Vins condividono il nome e la persona che li ha creati, ma non sono nati come due fasi di uno stesso percorso. Il primo è un magazine indipendente dedicato alla fotografia, alla musica, alla letteratura e alle persone che Chris Kontos ammira. Il secondo è un wine bar costruito attorno a una selezione di vini, cibo e musica. A unirli non è un progetto prestabilito, ma piuttosto il criterio con cui Kontos decide cosa presentare: sulle pagine di una rivista o all’interno di uno spazio.

All’origine di tutto c’era The Journal of Curiosities, il suo blog personale, dove raccoglieva immagini, incontri e riferimenti. Con il tempo, però, Blogspot aveva iniziato a stargli stretto. La carta gli sembrava in grado di dare maggiore consistenza al progetto, raggiungere un pubblico più ampio e costruire un rapporto più diretto con i lettori. Mentre il blog era rimasto uno spazio piuttosto silenzioso, il primo numero di Kennedy Magazine ottenne un successo che Kontos definisce “inaspettato e trionfale”, arrivando a essere distribuito anche da Colette a Parigi e da McNally Jackson a New York.

La scelta della carta non riguardava soltanto il formato. Il magazine gli permetteva di organizzare fotografie, parole e conversazioni all’interno di uno spazio editoriale interamente personale. I protagonisti erano artisti e persone che ammirava, selezionati sulla base dei propri interessi. Kontos descrive questo rapporto in modo diretto: “Il magazine invita le persone a entrare nella mia mente”. Il successo del primo numero rese visibile una comunità di lettori che, attorno al blog, era rimasta difficile da percepire.

Kennedy Vins arrivò più tardi, senza essere concepito come una traduzione fisica del magazine. Se la rivista era nata per dare spazio agli artisti e alle persone che Kontos ammirava, il bar nasceva dal desiderio di riunire in un unico luogo una selezione di produttori e vini che ama. Il filo conduttore, ancora una volta, è la curiosità verso le persone che si trovano dietro ai vini scelti. Quando afferma che la personalità di un vignaiolo potrebbe diventare il punto di partenza per un’intervista, non intende dire che il vino e l’editoria siano la stessa cosa. Riconosce piuttosto che i criteri con cui seleziona un produttore possono incontrare quelli che utilizza per scegliere un protagonista del magazine.

Nel passaggio da una pubblicazione a uno spazio aperto al pubblico, Kontos voleva soprattutto preservare l’autenticità e la familiarità di Kennedy Magazine. È al bar quasi tutte le sere e descrive questa presenza come “una benedizione e una maledizione allo stesso tempo”. Vino, cibo e musica riflettono direttamente le sue scelte. Se il magazine invita i lettori a entrare nella sua mente, Kennedy Vins, racconta, li invita a casa sua.

Nel caso della musica, questa espressione assume un significato quasi letterale. Kontos porta da casa vinili e CD, non utilizza piattaforme di streaming e li riproduce attraverso un impianto hi-fi. Due clienti tornano quasi ogni fine settimana proprio per ascoltare le selezioni che condivide su Instagram. La maggior parte delle persone, però, non dedica alla musica l’attenzione che lui si aspetterebbe. Kontos osserva come oggi bar e ristoranti vengano spesso vissuti più come immagini che come luoghi: l’impianto audio e i dischi possono essere fotografati e riconosciuti come parte dell’identità del locale, senza che questo si traduca necessariamente in un ascolto attento. “È qualcosa di performativo: funziona per una storia su Instagram, ma non per ascoltare un disco dall’inizio alla fine”.

Se il magazine dà spazio alle persone e alle immagini selezionate da Kontos, il bar traduce lo stesso gesto di selezione in uno spazio fisico. Kennedy Vins si trova in Nikiou Street, sotto l’appartamento in cui Kontos ha vissuto per dieci anni. Non è un progetto immaginato altrove e poi portato ad Atene: nasce da una familiarità già esistente con quella parte della città. Kontos dubita che avrebbe aperto il bar in qualsiasi altro luogo.
È proprio da questo rapporto quotidiano che emerge anche il ritratto di Atene restituito da Kennedy Vins. Quando gli viene chiesto quale immagine della città trasmetta il bar, Kontos risponde: “Una città viva, vibrante e in continua trasformazione”. Il suo racconto di Atene parte quindi da un punto molto preciso: quella strada e le persone che ogni sera attraversano il locale.

Tra loro ci sono molti lettori internazionali di Kennedy Magazine. Incontrarli di persona è rassicurante per Kontos: quando pensa di fermarsi, vedere l’interesse che circonda il progetto gli dà la forza di continuare. Il rapporto costruito attraverso il magazine assume così una dimensione fisica, che può estendersi da un bicchiere di vino a una zine o a una tote bag.
Questi incontri, almeno per il momento, non sono entrati nelle pagine della rivista. Kontos non ha mai immaginato Kennedy Magazine e Kennedy Vins come due progetti destinati a fondersi: lo stesso gusto guida ciò che appare sulle pagine, ciò che viene suonato e ciò che trova posto nel bar, ma ciascun progetto mantiene una funzione distinta.

È altrettanto diretto quando parla del futuro: non pensa di poter gestire un bar per sempre e sa che, prima o poi, Kennedy Vins arriverà alla sua conclusione. Per il momento, i due progetti convivono così: uno sulle pagine di una rivista, l’altro in Nikiou Street, ciascuno con la propria identità, senza la necessità di diventare la stessa cosa.

Project: Sofia Spini e Giorgia Calia @sofispini e @giorgiaacaliaa
Words: Giorgia Calia @giorgiaacaliaa