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IN TOUCH WITH CRISTIANO CACCAMO

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Cover Cristiano Caccamo
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Ci sono momenti in cui fermarsi e fare il punto diventa necessario. Cristiano Caccamo definisce questa fase della sua vita una “review”: un momento di riflessione, nuove domande e consapevolezze, senza smettere di lasciarsi sorprendere dalla vita. In questa intervista si racconta tra carriera, passioni, scelte personali e il desiderio di continuare a sperimentare nuove versioni di sé.

Cristiano, se dovessi dare un titolo al momento che stai vivendo oggi, quale sarebbe?
Se dovessi dare un titolo a questa fase della mia vita, sarebbe: review.
È un momento in cui sto mettendo in discussione tutto quello che ho fatto fino a oggi, ponendomi una serie di domande: a che punto sono, cosa mi manca, cosa mi sono perso e dove voglio arrivare. Ho 37 anni e credo sia anche un’età che porta naturalmente a fare questo tipo di riflessioni, a mettere sul tavolo pensieri e desideri. Partendo dal presupposto che sono molto felice di quello che ho costruito finora, sento semplicemente il bisogno di fermarmi un attimo e fare il punto della situazione.

C’è una parte di te che il pubblico non conosce e che vuoi “proteggere”?
L’aspetto sentimentale della mia vita. Credo sia giusto avere rispetto per la propria relazione, non mi piace l’idea che la coppia diventi pubblica e che le persone possano farsi un’idea della nostra relazione o sentirsi libere di esprimere opinioni di ogni tipo sulla nostra vita. 

C’è una versione di Cristiano che, ancora, vorresti diventare?
Non mi piace l’idea di ambire ad una possibile altra versione di me. Nel senso che non vorrei farmi un’idea di quello che voglio essere perché non è legata a quello che sono o a quello che sto vivendo. Sono cambiate molte cose in questi anni senza che io me ne accorgessi. Sono diventato attore – non direi per caso, perché ho studiato per arrivarci, anche se all’inizio non immaginavo che questa sarebbe stata la mia strada – poi ho aperto due ristoranti e a breve ne inaugurerò un terzo. Anche questa è stata un’opportunità arrivata quasi naturalmente. Mi piace quindi lasciarmi sorprendere dalla vita e cogliere le opportunità che mi dà. E imponendomi un’altra versione di me, c’è il rischio che io mi perda tutto questo.

Trasmetti un entusiasmo molto autentico. È qualcosa che ti appartiene da sempre o è un equilibrio conquistato negli anni? Cosa ti aiuta a mantenere questo sguardo positivo sulla vita e sulle persone?
Non ti saprei dire se ci sono nato con questo atteggiamento o se è frutto di un percorso di vita. È sicuramente un approccio che mi piace avere. Mi sento molto fortunato e, quando mi capita di lamentarmi, penso a tutto quello che ho e quasi mi sento in colpa. Ho una vita bellissima, che mi sono costruito con impegno, faccio un lavoro che amo e alcune mie passioni sono diventate progetti importanti. Negli anni ho lavorato tanto anche sul mio carattere e oggi cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. Non sono un supereroe, è semplicemente il mio modo di affrontare le cose, è una questione di carattere.

C’è un momento della tua vita che senti abbia cambiato davvero il tuo modo di vedere le cose?
Non un momento, ma una persona. La mia famiglia – ed in particolare mio padre – è sempre stata molto presente nella mia vita, ma chi mi ha accompagnato in questi anni di crescita è stata la mia migliore amica. Sono cresciuto con lei dai 21 anni – che rappresentano l’età della trasformazione e della crescita emotiva – e ho imparato moltissimo da lei, e lei da me. E questo rapporto mi ha aiutato anche nei rapporti di coppia, nel modo in cui affronto le varie situazioni e discussioni. Poi, crescendo, sono cambiato tantissimo. Cambia il modo di vedere la vita, cambia il modo di comunicare e di affrontare le relazioni. Tutto assume una prospettiva diversa.

Il modo in cui ci vestiamo racconta sempre qualcosa di noi. Cosa racconta oggi di te il tuo stile?
Mi lascio ispirare da quello che vedo, anche nella moda. A tal punto da farlo mio. In questo momento vado matto per i pantaloni con le pince, anni Cinquanta, a vita alta, che io abbino alla canotta, un po’ tamarro (ride, ndr). Altrimenti passo al tre pezzi, pantalone, gilet e giacca, rigorosamente aperta e senza camicia naturalmente.

Mi sembra di capire che sei una persona che ci tiene molto a curare la propria immagine, ti senti a tuo agio in questo modo.
Sì, una è la conseguenza dell’altro, nel senso che mi piace andare in palestra, mi piace come mi vedo e quindi sì, mi piace prendermi cura di me. Mens sana in corpore sano. Quando ti senti bene con te stesso, poi ti senti bene anche con tutto quello che ti circonda.

C’è nel tuo guardaroba un capo o un accessorio che, per un motivo preciso, conservi da sempre e per sempre?
Sì, un cappottino piccolo di pelle che ho indossato quando avevo 6 anni per il mio primo servizio fotografico, con jeans e una maxi cresta in testa (ride, ndr). E quello lo conservo ancora e lo porto con me nei miei vari trasferimenti.

La moda spesso parla di trasformazione: nel cinema interpreti personaggi diversi, nella vita invece ti piace giocare con le diverse versioni di te stesso o sei un abitudinario?
Assolutamente no, mi piace molto sperimentare. Ho una grande passione per i profumi ad esempio – ne avrò almeno centocinquanta – e ogni giorno li cambio, a seconda di quello che mi metto addosso, di come mi sento quel giorno, dove devo andare. È un gioco divertente: non riconoscermi mai in un’unica versione di me stesso, ma continuare a sperimentare. Poi, se fallisco o non fallisco non mi interessa.

Cosa ti spinge a scegliere un progetto cinematografico e ad interpretare un determinato personaggio?
La novità. Quando leggo una sceneggiatura, se capisco che mi permette di fare qualcosa che non ho mai fatto prima, allora mi incuriosisce subito. Può capitare che questo non accada, che mi faccio un’idea e poi, durante la realizzazione del progetto, mi accorgo che non era effettivamente così, però, anche in quel caso, cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno e penso che, alla fine, si tratta di un progetto nuovo e va bene così.

In un’epoca in cui consumiamo immagini continuamente, quale pensi sia ancora il potere del cinema?

l cinema nasce per intrattenere e può anche educare, ma non credo debba necessariamente insegnare qualcosa. Può raccontare una storia personale, far riflettere oppure semplicemente regalare due ore di evasione. Ed è proprio questa la sua forza: permettere alle persone di sognare, di viaggiare con gli occhi e di vivere vite che non vivranno mai. È anche quello che amo del mio lavoro: poter interpretare persone lontanissime da me.

Oggi sembra che un attore debba essere anche un comunicatore costante. Ti senti a tuo agio in questo?
Io rispetto ad anni fa utilizzo molto meno i social, un po’ perché mi hanno stancato e un po’ perché ciò che vedo ora sui social non mi rappresenta, non mi piace. E non sento alcun tipo di responsabilità, se voglio spendermi in qualcosa in cui credo lo faccio senza il timore di essere giudicato, perché oltre ad essere un attore sono una persona e un cittadino quindi mi sento libero di potermi esprimere come voglio. Oggi sembra che tutti debbano avere un’opinione su qualsiasi cosa, ma secondo me non è così. Non si può essere competenti su tutto e il rischio è quello di influenzare le persone senza avere davvero gli strumenti per farlo.

Passiamo ad un’altra tua grande passione. La cucina. Cosa rappresenta la cucina per te e che cosa ritrovi lì che magari il cinema non ti dà?
Mi viene subito in mente la convivialità. Mi ricordo che da bambino ci ritrovavamo tutti – io e i miei cugini, i miei zii – su un unico grande tavolo. C’era chi lavorava, chi studiava e poi arrivava il momento del pranzo della nonna, ed era un grande momento di aggregazione dove tutti ci raccontavamo le vicend e della giornata. Mi piaceva moltissimo quel momento conviviale, tutti insieme, che poi appunto era legato anche ai piatti che cucinava mia nonna, che mi ha trasmesso una passione smisurata per la cucina.

Una storia di tradizione che ti ha portato ad intraprendere un percorso anche in questo settore e ad aprire due ristoranti, con un terzo in fase di inaugurazione.
Sì, una storia di tradizioni perché in Calabria, dove sono nato, la pausa pranzo voleva dire tornare a casa dalla famiglia, non è come Milano. Da questa passione ho aperto due ristoranti a Roma e a ottobre inaugurerò il terzo, a Milano. Parliamo di una cucina che attraversa il Bel Paese e non regionale quindi. I piatti della tradizione italiana, con una forte attenzione al prodotto e un forte legame con il concetto di aggregazione, perché ci saranno tutta una serie di antipasti e di piatti nati per essere condivisi.

Per concludere, a quale progetto stai lavorando ora. Svelaci qualche anticipazione. 
Sì, sto lavorando a una nuova serie, Madre Terra – Il segreto delle Origini, diretta da Cinzia TH Torrini. È una storia che intreccia dramma familiare, ricerca scientifica e radici personali. Tutto parte dalla sperimentazione di un innovativo farmaco antitumorale a base di bergamotto, ma il racconto si trasforma presto anche in un viaggio alla scoperta delle proprie origini e dei legami che ci definiscono. Non posso svelare molto altro, ma è un progetto intenso, a cui tengo particolarmente.

Talent: Cristiano Caccamo @cristianocaccamo
Photographer: Stefano Facca @stefano.facca
Fashion Director and Styling: Carlo Alberto Pregnolato @carlo_alberto_pregnolato
Grooming: Alessandro Pompili @alessandro__pompili at @wmmanagement
Styling ass: Massiliano Morazzoni @massimiliano_morazzoni 
Producer: Lorenzo Salmone @salmonelorenzo
Project Manager and Words: Valentina Uzzo @valentinauzzo_
Press Talent: Other SRL @othersrl
Studio: Studio VentidueVentidue @ventidueventiduestudio

Editor in Chief: Andrea Bettoni @_andreabettoni
Digital Content Director: Nicola Pantano @nicolapantano_