Ci sono artisti che cambiano inseguendo il tempo e altri che lo fanno seguendo sé stessi. Noemi appartiene a questa seconda categoria. In un momento di profonda consapevolezza, ci racconta il suo presente tra musica, libertà, fragilità e quotidianità, riflettendo sul valore delle relazioni e sulla bellezza di continuare a scoprirsi, dentro e fuori dal palco.
Noemi, abbiamo imparato a conoscerti attraverso la tua musica e le emozioni che racconti nelle tue canzoni. Ma dietro Noemi c’è Veronica. Ci racconti chi sei, oltre il palco e i riflettori?
Credo che nessuno di noi si conosca davvero fino in fondo. Noemi è Veronica. La musica è il mio modo di esprimermi e cerco di vivere quello che mi accade con naturalezza. Sono una persona trasparente: da una parte è un punto di forza, dall’altra mi rende facile da leggere. Mi piace studiare, sono piuttosto nerd, ho sempre voglia di capire e imparare cose nuove. Amo i fiori e le piante, ho il pollice verde, sono testarda e faccio spesso di testa mia, anche se poi riesco a mettermi in discussione quando capisco che posso migliorare. Sono anche piuttosto diffidente: mi fido delle persone con molta calma. D’altronde sono del segno dell’Acquario.
Al di là di quello che ti è successo nelle ultime settimane, in che momento della tua vita ti senti oggi?
Paradossalmente mi sento molto centrata. In questa fase della mia vita ho la sensazione di avere radici profonde, ben piantate nel terreno. Oggi ho voglia di godermi quello che ho costruito, ma soprattutto le piccole cose, che sono quelle che mi rendono davvero felice.
Quello che mi è successo mi ha costretta a fermarmi e, forse, era proprio il messaggio che dovevo ascoltare. Sempre più persone mi hanno detto che può essere stato un segnale dell’universo e, in effetti, ho iniziato a rifletterci davvero. Io credo che tutto accada per un motivo: il difficile è trovare il coraggio di leggere quei messaggi, anche quando ci portano a guardare aspetti di noi che preferiremmo evitare.
Nel nuovo singolo Tu cosa fai questa sera racconti una parte di te più legata alla passione e alla sensualità. Perché hai sentito il bisogno di farlo proprio adesso?
Per me il percorso artistico segue sempre quello personale. Non viviamo a compartimenti stagni: ogni canzone aggiunge un colore diverso alla nostra identità. Questo brano è molto diverso rispetto a quelli che ho realizzato fino adesso. Nasce dall’incontro con Vito Salamanca e Paolo Antonacci – due artisti che stimo molto – e insieme volevamo scrivere una canzone estiva, contemporanea, ma che avesse anche una sua profondità. Mi piaceva l’idea di partire da una strofa malinconica per arrivare a un ritornello più leggero e liberatorio. La sensualità, in realtà, non è mai stata una dimensione che ho raccontato molto. Anzi, probabilmente è uno degli aspetti della mia personalità che uso meno. Questa canzone mi ha dato l’occasione di esplorarlo senza tradire chi sono. Anche nel video mi sono divertita a lavorare sul corpo e sul tango, scoprendo una femminilità diversa dalla mia quotidianità. Credo di avere un’identità abbastanza solida da poter aggiungere nuove sfumature senza snaturarmi. È stato bello respirare un’atmosfera diversa e confrontarmi con artisti capaci di portarmi fuori dalla mia comfort zone.
Viviamo in un’epoca in cui i social spesso confondono sensualità ed esposizione. Dove credi stia il confine tra mostrarsi ed esprimere davvero la propria identità?
Credo che il confine stia nella libertà. Tutto parte dalla possibilità di scegliere come raccontarsi. Viviamo in un momento storico in cui il corpo della donna è ancora oggetto di giudizio, ma per me il corpo è soprattutto uno strumento di espressione. Coprirsi per vergogna o mostrarsi per compiacere qualcun altro sono due estremi che non mi appartengono. Se invece raccontare il proprio corpo nasce da una scelta consapevole, allora può diventare un gesto molto potente. Per tanti anni ho pensato di non voler mai usare il mio corpo per non distogliere l’attenzione dalla musica, oggi credo di essere stata un po’ severa con me stessa. Riscoprire il mio corpo, imparare ad accettarlo e ad abbracciarlo, è stato un messaggio di rinascita prima di tutto verso me stessa.
Il rapporto con il corpo è profondamente legato a quello con la nostra identità. Se quella consapevolezza esiste, allora anche il modo di mostrarsi acquista un significato. Penso ad artiste come Madonna o Lady Gaga, che hanno raccontato le diverse fasi della loro vita anche attraverso il corpo. Se nasce da una scelta libera, non vedo perché dovrebbe essere un problema.
Hai detto che oggi sembra quasi che esistiamo solo se condividiamo tutto. Che rapporto hai con i social?
Credo che tutti noi stiamo imparando a usarli. Quando sono arrivati ci siamo comportati come bambini davanti a un giocattolo nuovo, adesso stiamo iniziando a capirne anche i limiti.
I social sono utilissimi per raccontare il proprio lavoro e creare un dialogo con le persone. Anche io li uso molto in questo senso e, dopo l’incidente, mi ha fatto piacere sentire l’affetto di chi mi segue. Ho sentito il bisogno di raccontare come stavo proprio per tranquillizzare tutti. Quello che non vorrei è che diventassero il centro della nostra vita. Esiste una dimensione analogica che ha ancora un valore enorme: gli amici, gli abbracci, il tempo condiviso, il mondo reale. Credo che, tra qualche anno, ci renderemo conto ancora di più di quanto abbiamo bisogno di quella dimensione. I social sono un’estensione di noi, non il contrario. Io continuo a preferire gli abbracci veri.
L’amore è uno dei temi più raccontati nella musica. Tu oggi come lo affronti nelle tue canzoni?
Mi sono resa conto che, più che d’amore, oggi le mie canzoni parlano di consapevolezza. Parlano di rapporti, di evoluzione, del modo in cui cambiamo attraverso l’incontro con gli altri. Ho avuto la fortuna di interpretare brani come Vuoto a perdere o Se t’innamori muori, che raccontano proprio questo percorso. Quello che mi interessa è esplorare la dimensione umana delle relazioni, perché l’amore assume forme diverse e continua a trasformarsi insieme a noi. È anche questo che rende universale una canzone: ognuno ci ritrova qualcosa di sé. Io stessa, quando riascolto alcuni miei brani, ci trovo significati nuovi rispetto a qualche anno fa. È come se, crescendo, si aprissero porte diverse dentro le stesse parole.
Che responsabilità ha oggi la musica?
Più che insegnare qualcosa, la musica ha il dovere di essere sincera. L’arte è sempre lo specchio della società: se viviamo in un’epoca meno empatica o meno poetica, inevitabilmente anche la musica lo riflette. Oggi sembra quasi che essere fragili o emotivi sia un limite, mentre io credo che sia esattamente il contrario. La musica deve continuare a raccontare ciò che accade, con onestà. Poi ogni artista sceglie liberamente il proprio linguaggio: questa è la condizione fondamentale perché l’arte possa esistere davvero.
Quando stacchi dal lavoro dalla musica, come ritrovi Veronica?
Credo che la distanza dalla propria professione sia fondamentale. Anche se la musica, in un certo senso, rimane sempre accesa dentro di me, quando riesco a staccare mi piace dedicarmi ad altro. Dipingo, faccio ritratti, porto a spasso il mio cane, passo del tempo con gli amici. In questo periodo mi manca molto il mio cane: in ospedale non può venirmi a trovare e mi sono resa conto di quanto gli animali possano essere una forma di cura. Credo molto nella pet therapy, perché ci sono presenze che riescono a trasmettere serenità senza bisogno di parole.
Oltre ai grandi palchi dici di amare una quotidianità molto semplice. Quanto è importante mantenere quel legame?
Tantissimo. Mi piace pensare che la mia sia una vita piccola. Scendere dal palco e ritrovare il mio quartiere, gli amici di sempre, la famiglia, è quello che mi restituisce equilibrio. Quando ti trovi davanti a migliaia di persone è facile perdere il senso delle proporzioni, soprattutto se inizi a identificarti con l’immagine che gli altri hanno di te. Per questo ho bisogno di tornare in un luogo dove sono semplicemente Veronica. Mi ricorda che, al di là di tutto, siamo tutti sotto lo stesso cielo. Ed è una consapevolezza che mi fa stare bene.
Sul palco, invece, cosa succede? C’è una parte di te che emerge solo quando canti dal vivo?
Assolutamente sì. Io sono sempre stata una persona molto timida, molto chiusa nel mio mondo. La musica è stata il primo strumento che mi ha permesso di entrare davvero in relazione con gli altri e ogni volta che salgo sul palco ritrovo quel legame. Mi accorgo che persone completamente diverse tra loro riescono a condividere la stessa emozione attraverso una canzone. È questo che continuo ad amare del live. Suono anche il pianoforte e la chitarra durante i concerti e credo che la musica dal vivo abbia un’energia irripetibile. È una vibrazione che unisce, che crea qualcosa di profondamente umano. Lo studio è parte del mestiere, certo, ma il palco rimane il luogo in cui mi sento davvero a casa. Forse è perché tutto è iniziato lì. Da ragazzina cantavo nei piano bar, nelle pizzerie, nei locali sul lungomare, ed è stato in quei posti che ho capito quanto fosse bello vedere le persone fermarsi ad ascoltare. La musica, in fondo, mi ha aiutata a capire chi sono e ad attraversare tutte le fasi della mia crescita. Ancora oggi, scrivere o ascoltare una canzone ha per me qualcosa di molto simile a una seduta di psicoanalisi.
Che ruolo ha la musica nella vita delle persone?
Credo che la musica ci aiuti a dare un nome a quello che proviamo. Quante volte ascoltiamo una frase e pensiamo: era esattamente quello che sentivo, ma non riuscivo a dirlo. Per questo spero che ci sia sempre spazio anche per canzoni capaci di emozionare profondamente. Abbiamo bisogno di leggerezza, certo, ma anche di brani che ci aiutino a guardarci dentro. La musica ha questo potere: ci permette di comprenderci meglio e, allo stesso tempo, di sentirci meno soli.
Se dovessi immaginare la tua vita senza la musica, cosa continuerebbe a farti sentire davvero te stessa?
Le persone che ho accanto. Sono loro che mi ricordano chi sono, al di là della musica e del lavoro. La musica riempie la mia vita, ma a volte fa anche molto rumore. Le persone che mi conoscono davvero, invece, sono quelle con cui cresco, mi confronto e, quando serve, mi scontro. Sono quelle che mi dicono la verità, che mi fanno notare quando sbaglio e che non hanno paura di trattarmi semplicemente come Veronica. Credo che siano proprio loro a ricordarmi ogni giorno chi sono e chi voglio continuare a essere. Tutto il resto, in qualche modo, passa. Le relazioni autentiche, invece, restano.
Talent: Noemi @noemiofficial
Photographer: Nicola Pagano @nicolapagano_
Photographer ass: Pietro Savio @pietro.savio
Stylist: RT Consulting
Stylist ass: Alice Grilli and Sofia Cassis @ciootti and @_sofiacassis_
Make Up: Anna Maria Negri @annamarianegri at @wmmanagement using @charlottetilbury
Hair: Alessandro Pompili @alessandro__pompili at @wmmanagement using @oribe
Nails: Barbara Coroli @barbaracoroli using @laylacosmetics
Producer: Lorenzo Salmone @salmonelorenzo
Project Manager: Valentina Uzzo @valentinauzzo_
Press Talent: Elena Tosi @leletosi
Editor in Chief: Andrea Bettoni @_andreabettoni
Digital Content Director: Nicola Pantano @nicolapantano_
Fashion Director: Carlo Alberto Pregnolato @carlo_alberto_pregnolato












