MilleAlice, nome d’arte di Alice Mascritti, è una cantautrice indie-pop dalla forte impronta introspettiva, con influenze soul e funk. Il suo progetto nasce dal desiderio di raccontarsi in profondità, mantenendo vive le molte sfaccettature dell’identità personale. Dopo l’esordio nel 2024 con il singolo Cosa vuoi lo sai, nel 2025 pubblica l’EP 1000e6 ed entra a far parte del management di Giulia De Franco, avviando un percorso di crescita artistica e progettuale. Nello stesso anno partecipa a X Factor, consolidando ulteriormente la propria identità musicale. Si esibisce dal vivo in diversi contesti, tra cui il MengoFest, il Villaggio del Festival di Sanremo e il Locomotiv Club di Bologna, dove apre un live di Sarafine. Nello stesso anno pubblica i singoli Quanto Tempo e Sai (L’Esperto), che anticipano il nuovo progetto discografico Nascere, inciampare, crescere: un album sviluppato in tre capitoli, ciascuno legato a una fase di crescita personale, fisiologica e artistica, con uscite previste tra aprile, maggio e autunno 2026.
Perché il nome MilleAlice? E qual è il focus del tuo progetto artistico oggi?
Il nome MilleAlice nasce un po’ dalla mia voglia — e forse anche dalla mia incapacità — di scegliere un unico “genere” in cui riconoscermi. In realtà non sento il bisogno di farlo. Oggi sembra quasi necessario definirsi, etichettarsi in qualcosa di preciso, sia a livello artistico che personale, ma io non mi ritrovo in questa cosa. Mi sento piuttosto in continua evoluzione, fatta di tante versioni diverse di me che possono convivere e restare comunque coerenti, perché sono tutte espressioni autentiche di ciò che sono. Per questo il focus del mio progetto è proprio dare spazio a tutte queste “me”. Mi piace giocare con la mia identità e con la mia immagine, in un processo continuo di decostruzione e ricostruzione. È qualcosa che sento fondamentale per crescere: mi smonto e mi rimonto volentieri, sapendo che sotto tutto questo c’è sempre un nucleo stabile, la mia essenza, che non cambia e resta lì, anche mentre tutto il resto si trasforma.
Canti spesso dal vivo e chi passa per un tuo live ne rimane colpito: cosa cerchi nel rapporto con il tuo pubblico durante i concerti?
Il rapporto con il mio pubblico per me è fondamentale, è proprio la base che tiene in piedi tutto il resto. Senza quello, niente avrebbe davvero senso. Perché funzioni davvero, penso debba essere un rapporto fatto di amicizia, sincerità, ascolto e apertura. Una cosa vera, non costruita.
Oggi stai per dar vita a un nuovo capitolo: qual’è la parte di te che vorresti che non cambiasse mai?
Non c’è una parte di me che vorrei restasse sempre uguale. Piuttosto, mi piacerebbe sentirmi sempre libera di cambiare ed evolvere quando ne ho voglia o bisogno, senza giudicarmi. Accettarmi per come sono, in ogni fase, e concedermelo… con dolcezza.
Il tuo nuovo album è diviso in tre atti: nascere, inciampare, crescere. Come è nata l’idea di raccontare la musica in questa forma così narrativa?
L’idea degli atti in realtà è arrivata in maniera spontanea ed impulsiva un po’, senza chissà quali ragionamenti, e mi è venuta di fronte ai brani visti tutti insieme uno accanto all’altro. Ho pensato che fossero perfettamente esplicativi di quello che ho vissuto, che fosse da tutta la vita o da qualche mese a questa parte: alcuni parlano di quando sono nata, altri di quando inciampo, altri sicuramente mi accompagnano per mano verso la crescita.
Partiamo dal primo atto, in uscita il 10 aprile: cosa rappresenta per te Nascere a livello personale e artistico? Nascere è il primissimo pezzetto dell’album, ma per niente timido. Dentro ci sono tre brani a cui tengo tanto: per me hanno un po’ il sapore di un respiro a pieni polmoni, di quelli che fai prima di andare in apnea. Sono brani molto “bambini”, spontanei e naturali. È proprio l’inizio… e mi emoziona tanto.
Quanto c’è di autobiografico nei brani?
Direi tutto: non c’è niente di scritto che non siano sentimenti o esperienze provate da me.
Il titolo suggerisce un percorso di crescita: c’è stato un momento preciso che ha dato il via a questo racconto? No, non saprei individuare un momento preciso che ha mosso il tutto. Il processo di scrittura non si è mai fermato, questo lavoro è frutto di vari momenti del mio scorso anno in cui sono stata ispirata a scrivere determinate cose che ho vissuto. Di conseguenza poi ho capito che grazie a quello che stavo scrivendo, stavo crescendo e capendo, dunque forse è così che ho capito fosse un percorso.
Musicalmente, cosa dobbiamo aspettarci da questo primo capitolo?
Non mi piace dire io cosa aspettarsi da qualcosa di mio, perché non sento di poterlo decidere per chi ascolta. Posso dire però che c’è qualcosa di nuovo di me, o comunque parti più approfondite, e anche un po’ di sperimentazione. Per il resto, spero solo che venga accolto con morbidezza.
Dividere l’album in tre uscite cambia anche il modo in cui il pubblico lo vivrà: cosa speri che le persone colgano ascoltandolo “a tappe”?
Mi piacerebbe che le persone si divertissero a stare nel viaggio, che avessero la curiosità di capire cosa c’è dopo o di contestualizzare cosa c’è adesso. Le tappe mi fanno pensare a un qualcosa che arriva piano piano e si concede un po’ alla volta. E questo mi fa sentire che tutto può essere metabolizzato ed indagato con più calma.
Il concetto di “inciampare” è molto umano: quanto è importante per te raccontare anche le fragilità?
Inciampare per me è importantissimo: se non succede a volte si rischia davvero di non capire mai cose fondamentali. Senza voler cadere nella retorica, i momenti difficili – per quanto sul momento non siano simpatici – si rivelano essere sempre abbastanza cruciali per le consapevolezze che si acquisiscono a posteriori. Non è necessario che le fragilità si risolvano per riuscire in questo processo, non vorrei essere fraintesa: si può anche rimanere a terra ma imparare ad esserne felici o farlo per scelta insomma. Ho scelto la parola “inciampare” intanto perché a livello onomatopeico mi sembra rendere perfettamente l’idea: la goffaggine e quindi la dimensione scomoda della caduta. E poi la trovo una parola buffa. Volevo paradossalmente sdrammatizzare il tutto: io personalmente rido molto quando vedo inciampare qualcuno o quando inciampo io, e a volte riderne alleggerisce il tutto.
C’è un brano del primo atto a cui sei particolarmente legata e perché?
É una domanda difficile perché sono legata in maniera profonda a tutti. Dovendo scegliere però direi Ninna nanna, perché ha toccato corde davvero tese e lontane.
Se ti dico “musica in Italia” oggi, qual è la prima cosa che ti viene in mente?
“Musica in Italia” per me oggi è inquinamento, un campo di fiori che crescono tra la plastica. Ci sono veramente tantissimi artisti incredibili e preziosi che però spesso rischiano di non emergere davvero per via di meccanismi commerciali plasticosi che hanno la pretesa di imporsi. Ma la gente mi sembra non abbia più voglia di ascoltare robe costruite a tavolino per produrre un guadagno, piuttosto ha fame di roba sincera e genuina.
Talent: Millealice @_millealice_
Photographer: Isabella Sanfilippo @isabellasanfilippoph
Art direction & styling: Livia De Franco @23feetaboveyourhead
Styling Assistant: Annarita Bartolomeo @annaritabart_
Make up & hair: Jo Gandola @mua.jo.gandola
Words and digital director: Giulia Pacella @giupac79











