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In touch with Beatrice Savignani

Abito Sandro Paris; guanti Des Phemmes.
Cover Beatrice S Mobile
Abito Vivetta.

A soli 22 anni, Beatrice Savignani appartiene a quella generazione di interpreti che guarda al futuro senza paura, con ambizione e con i piedi ben saldi a terra. L’attrice possiede un mix di energia, sensibilità e acuta capacità di osservazione, qualità che emergono con forza anche in Le cose non dette di Gabriele Muccino, uscito nelle sale a fine gennaio, dove interpreta uno dei suoi primi ruoli da protagonista. Un passaggio importante che segna una nuova fase del suo percorso e conferma un momento di crescita nel cammino artistico. Con le idee chiare e una forte determinazione, Savignani sta costruendo la propria carriera con consapevolezza, affrontando nuove sfide e definendo gradualmente la sua identità nel panorama cinematografico.

Da dove nasce la passione per la recitazione?

La mia passione per la recitazione è nata più come una passione per la creatività. Da bambina ero molto curiosa e mi piaceva tantissimo fare le imitazioni dei miei genitori o comunque dei familiari. Soprattutto durante il periodo del Covid quando ho trascorso la  quarantena con la mia famiglia materna che si è riunita a casa nostra. Così avevo modo di imitarli tutti e di ridere tantissimo insieme.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla recitazione? 

Non è un tanto un ricordo legato alla recitazione tour court, ma al mondo dei personaggi dei cartoni animati, che da bambina amavo alla follia. Ricordo che quando eravamo molto piccoli, mia mamma portò al cinema me e mio fratello a vedere Zorro. Da quel momento in poi, andavamo tutto il giorno in giro per casa travestiti da Zorro, con la maschera, il cappello, la spada, e il mantello. 

Come ti descriveresti in 5 parole? 

Sensibile, solare, coraggiosa, testarda e introspettiva: sto sempre dentro la mia testa.

Come costruisci la vita interiore di un personaggio prima di iniziare le prove o le riprese? 

Parto dalla pancia: “quali sono le mie prime impressioni con questi personaggi?” Poi cerco di trovare una storia per giustificare le loro azioni, il loro stato d’animo: “perché reagiscono in determinati modi con determinate persone?”

Quando leggi una sceneggiatura per la prima volta, cosa ti spinge ad accettare o meno il progetto? 

Sicuramente devo credere nella storia, a prescindere dal fatto che sia d’amore, di fantasia o un horror: deve in qualche modo catturare la mia attenzione. A livello di sceneggiatura non mi importa l’importanza del personaggio, ma l’empatia che io riesco ad avere rispetto alle sue fragilità, ai suoi punti di forza, le sue caratteristiche e le sue doti.

Sappiamo che sei una persona molto attiva. Quanto è importante lo sport nella tua vita e quali insegnamenti applichi oggi al tuo lavoro di attrice? 

Lo sport è stato fondamentale nella mia vita. Ho fatto moltissimi sport fin da bambina: nuoto, ginnastica, danza. Poi è arrivata l’equitazione, che mi ha dato un rapporto profondo con un altro essere vivente. Il cavallo, animale estremamente empatico, mi ha offerto uno spazio di connessione e ascolto, in linea con il mio modo di essere. Ho sempre avuto il bisogno di sfogarmi attraverso il corpo più che con le parole: per questo ho giocato a rugby per tre anni. È uno sport di squadra molto tecnico e inclusivo, che richiede attenzione costante e comunicazione. Mi ha insegnato l’ascolto e la percezione di ciò che accade intorno a me, qualità che porto oggi nella recitazione, soprattutto nelle scene corali.

Che rapporto hai con la moda? La consideri un aspetto importante della tua quotidianità oppure no? 

Sono una persona che ama fare shopping, anche se spesso non so mai cosa scegliere. Nella mia quotidianità la moda ha un ruolo importante: se non mi sento a mio agio con quello che indosso, mi cambio. Ed è come se ogni giorno dal mio armadio uscisse un personaggio diverso. Ho un guardaroba pieno di colori e di pezzi particolari. Quando viaggio, poi, adoro comprare e vestirmi con abiti del posto. Per esempio, durante le riprese de Le cose non dette in Marocco ho comprato molti gilet marocchini e gonne stupende. 

A proposito de Le cose non dette e parlando del tuo personaggio, in cosa ti senti simile a Blu e in cosa sei diversa da lei? 

Io e Blu siamo figlie della stessa generazione. Come lei sento il bisogno di usare la mia voce e di trovare il mio posto nel mondo. In questo sono molto simile a lei: quella spinta a comunicare, a fare scelte, a non restare in silenzio. Quando deve decidere, Blu è molto chiara e segue la pancia, anche se la relazione che vive non è sana. Sa cosa vuole, e credo che in questa fase della vita anch’io abbia una certa consapevolezza di ciò che desidero. La differenza sta forse nel coraggio. Lei è più diretta, più istintiva. Io probabilmente rifletterei molto di più prima di fare certi passi. Non so se avrei la stessa determinazione in alcune situazioni. Comunque credo che siamo più simili che diverse.

Cosa ha significato per te condividere il set con attori così importanti come Stefano Accorsi, Miriam Leone, Carolina Crescentini o Claudio Santamaria? Cosa ti ha colpito di più di loro e c’è qualcosa che vorresti imparare da loro? 

Sì, è stato molto bello, anche perché grazie a Gabriele si è creato un clima sereno sul set, sia tra gli attori che con la troupe. Da Carolina ho cercato di “rubare” il modo in cui usa gli occhi, perché li utilizza in maniera incredibile. Da Miriam l’eleganza che riesce a portare nei suoi personaggi, anche quando sono più rotti o spigolosi. Da Claudio la voce, che è molto profonda. E mi ha anche dato consigli su come pormi. Con Stefano abbiamo costruito molto insieme, quindi per me è stato fondamentale stargli accanto e osservare come vive il set e parla dei suoi personaggi. Ho cercato semplicemente di capire come loro affrontano il lavoro e di imparare da questo.

C’è un personaggio che ti piacerebbe interpretare? 

Il villain. Sì, voglio essere la cattiva per una volta. Mi piacerebbe fare qualcosa qualcosa di estremo, che mi faccia divertire.

Hai qualche talento nascosto? 

Suono l’armonica da circa quattro anni. Non so se si possa definire un vero talento, ma è qualcosa che ho iniziato quasi per imitazione: mio fratello la portava sempre con sé e a un certo punto ho deciso di provarci anch’io.

Se non avessi intrapreso la carriera di attrice, a cosa ti saresti dedicata? 

Se non avessi fatto l’attrice sicuramente avrei fatto la veterinaria. Gli animali mi piacciono tantissimo. 

Essere all’inizio di una carriera può essere eccitante, ma anche molto difficile. Come stai vivendo questo momento della tua vita? 

Lo sto vivendo bene, molto bene. So che possono esserci molte aspettative, ma sto capendo che la cosa più importante è essere me stessa. Mi piace lasciarmi sorprendere da quello che arriva, anche quando mi mette un po’ alla prova. Cerco sempre di farmi trovare pronta, ma senza perdere la spontaneità.

Cosa ti sta sorprendendo di più del mondo del cinema ora che lo stai conoscendo dall’interno? 

Mi sorprende la varietà di professioni e aspetti che esistono in questo mondo. Quello che da fuori sembra un lavoro individuale, in realtà è molto collettivo.

C’è qualcosa che avresti voluto sapere prima di iniziare questo percorso e che stai scoprendo solo adesso? 

Forse avrei voluto sapere prima quanto contano il tempo e l’attesa. Tra un provino e l’altro, o dopo aver finito un progetto senza sapere quando uscirà, c’è tanta attesa. Però in realtà non credo che saperlo prima avrebbe cambiato qualcosa: bisogna imparare a viverla. E poi è anche un’opportunità, perché mi permette di fare altro, studiare, viaggiare, stare con la mia famiglia e dedicarmi a tante cose oltre al lavoro.

Essere ventenne e allo stesso tempo costruire una carriera pubblica può influenzare anche la sfera sentimentale: come vivi oggi le relazioni, l’amore? 

In realtà le vivo bene, anche se non è sempre facile per via della distanza e dei tempi di questo lavoro: a volte si è lontani e non è semplice spiegare cosa significhi partire per tanto tempo o non riuscire a rispondere. Però se si riesce a condividere questa passione, diventa tutto più comprensibile. Anche nelle amicizie vale lo stesso: per me un rapporto resta tale anche se non ci si sente per settimane o mesi e poi ci si rivede come se nulla fosse. Non sono bravissima a stare dietro a messaggi continui o telefonate infinite; se c’è qualcosa di importante, preferisco vedersi e parlarne di persona. 

Words: Maria López @maarialoper

Talent: Beatrice Savignani @beatricesavignanii
Photographer: Federico Lindner @lindnerfederico
Editor in Chief: Andrea Bettoni @_andreabettoni
Digital Director: Giulia Pacella @giupac79
Digital Content Director and Stylist: Nicola Pantano @nicolapantano_
Fashion Coordinator: Sofia Riva @_sofia.riva
Make up: Sofia Foiera @sofiafoiera at @blendmanagement
Hair: Angelica Davanzo @angelicadavanzo_ at @blendmanagement
Project Manager: Valentina Uzzo @valentinauzzo_
Producer: Lorenzo Salmone @salmonelorenzo
Photographer ass: Riccardo Ferri
Stylist ass: Salma Jabry @selma.jabry

Agency Talent: Verastar @verastar.agency
Press Talent: Giuseppe Corallo @giuseppemcorallo