Standard: chi li definisce, chi li subisce e chi prova a riscriverli. Nel mondo del fitness, lo standard non è solo una misura estetica, ma un linguaggio culturale che definisce appartenenza, disciplina e valore individuale. Il corpo diventa progetto, vetrina, performance. In questo scenario si inserisce il lavoro di Sara Ventura, coach ed ex tennista professionista, che con il suo Sara Ventura Art & Body – scenario dell’editoriale presente di The Collector 15, il cui tema è il concetto di “standard” – propone una visione alternativa: un allenamento come esperienza trasformativa, capace di integrare corpo, mente e cultura.
A proposito di standard, hai dichiarato di essere assolutamente contraria agli standard proposti oggi nella gran parte dei fitness club. Qual è il tuo metodo e perché lo ritieni vincente e funzionale?
A volte ci iscriviamo in palestra per un senso di colpa, perché la società insegna che il nostro corpo non è mai abbastanza magro o abbastanza conforme. Come se fosse una sorta di punizione. L’allenamento, invece, dovrebbe nascere da una motivazione che spinge a raggiungere i propri obiettivi. Sono consapevole del fatto che potremmo avere paura o non aver fiducia, perché crediamo di non poterci riuscire o perché facciamo il paragone con i corpi delle altre persone e pensiamo di non essere all’altezza. A quel punto arrivo io, chiedendo alle persone di fidarsi di me. Dovrebbe essere il compito di ogni allenatore e di ogni allenatrice quello di instaurare un sincero rapporto di fiducia con le persone che si allenano. Quella che io chiamo una “filosofia ecologica del corpo”, vuol dire anche tendere una mano, credere in te quando tu hai dei dubbi. Significa gioire insieme dei piccoli risultati che, passo dopo passo, si riusciranno a raggiungere. Significa aiutare a costruire un allenamento che non sia visto come una punizione, che liberi dai pregiudizi sul corpo e che ti faccia stare bene.
In una società sempre più inclusiva come si comporta il mondo del fitness a livello culturale e sociale. Esistono ancora degli stereotipi legati all’allenamento maschile e femminile?
Sì, il fitness femminile, nello specifico, ha bisogno di una nuova filosofia. Dovremmo uscire da vecchi schemi prestabiliti dove l’idea di utilizzare pesi, per una donna, è associata al “diventare visivamente grossa”. Bisogna riscrivere quella che è la grammatica allenante dove, invece, valori come la qualità dei movimenti, il cambiamento continuo e l’intensità del lavoro, siano i fattori essenziali del nostro programma. Non bisogna mai finire di sperimentare nuovi linguaggi fisici. Io voglio fare questo. Le donne, poi, devono sapere che il loro allenamento non dovrebbe essere necessariamente più leggero rispetto a quello degli uomini, ma semplicemente differente. Siamo noi le prime che dobbiamo iniziare a crederci.
Mente e corpo vanno di pari passo. In una società dominata dall’immagine e dalla ricerca costante della performance, si può affermare che un corpo tonico e in salute sia divenuto il simbolo del controllo di sé e della produttività individuale?
La voglia di fare progressi è lecita in ogni aspetto della nostra esistenza. La differenza la fanno il giudizio oppure le aspettative che ci imponiamo. Il rispetto per il nostro corpo può coesistere con qualsiasi scelta della nostra vita, se i valori che ci portano a quella scelta sono sani e benefici. Credo molto nello sport come “scelta di vita” e non come meccanismo giudicante o distruttivo. Dovremmo saper scegliere ambienti e persone che ci facciano sentire in uno spazio sicuro. Dove ogni corpo riesca a trovare la sua dimensione. Una frase che mi ha dato sempre grande motivazione nella vita è: “Fare è l’unico modo per cambiare”.
Sara Ventura Art & Body non propone solo allenamenti personalizzati e classi a numero chiuso, ma anche mostre d’arte. Come è nata l’idea di conciliare questi due mondi?
Chi mi sceglie sa che la mia filosofia porta con sé un’altra grande passione: l’arte. “Il corpo come forma d’arte” sarà sempre la narrazione culturale di questo percorso insieme. C’è bisogno di introdurre temi più complessi nel mondo del fitness che uniscano e vedano il corpo come un tutt’uno con la nostra interiorità. A parer mio solo attraverso questa visione possiamo realizzare la versione migliore di noi.
Da dove nasce la tua passione personale per il mondo dell’arte e come avviene la selezione? Hai una linea curatoriale precisa o segui più l’istinto e la sperimentazione?
Dopo la carriera da tennista ho deciso di dedicare parte dei miei studi all’arte. Ho frequentato un’accademia d’arte con indirizzo antroposofico: ho studiato disegno, pittura, scultura e storia dell’arte. Di conseguenza lo spazio che ho aperto sui Navigli unisce tutto il mio percorso formativo, sia per quanto riguarda il corpo che per l’arte. Mi piace molto l’arte moderna e contemporanea. Seleziono gli artisti in base al messaggio che vogliono esprimere: ci deve essere una coerenza tra la mia dimensione e i valori che trasmetto. Mi piace molto sperimentare e sono aperta ad ogni modalità di espressione.
Words: Valentina Uzzo @valentinauzzo_
Digital Director: Giulia Pacella @giupac79







