Diete dell’ultimo minuto, alimentazione vegetariana fai-da-te e abitudini sbagliate che se perpetuate possono addirittura compromettere la salute e dare sfogo ad una serie di problematiche legate alla psiche. Nonostante l’ampia informazione, c’è ancora tanta confusione sui temi alimentazione-dieta-dimagrimento.
A (s)chiarirci le idee è la dottoressa Sara Polimeno, biologo nutrizionista membro dell’équipe di Rigenera Clinic – il Medical Beauty Center nel cuore di Milano, specializzato in servizi premium relativi a medicina e chirurgia estetica – che, oltre a sfatare alcuni falsi miti, ci spiega perché, al contrario, certe voglie a volte andrebbero addirittura assecondate.

Dieta uguale privazione. Appurato che non sia così, spesso per evitare di creare confusione si tende ormai a non utilizzare più questo termine quando si parla di alimentazione. 
Sì, quando pensiamo alla dieta ci immaginiamo qualcosa di privativo, per questo evito di parlare di dieta, ma, piuttosto, di piano alimentare o di alimentazione corretta. È un termine che nel corso degli anni è stato travisato, abbiamo estremizzato il concetto quando invece la parola dieta è un termine che arriva dal greco e significa “stile di vita”, uno stile di vita sano. Oggi preferisco quindi parlare di percorso nutrizionale, perché dà l’idea di un concetto più ampio, con tutte le caratteristiche del soggetto che si ha davanti, del percorso di vita e del benessere fisico e mentale.

E a proposito di questo ultimo aspetto, Lei è una delle co-fondatrici di “Corpo e Mente”, un progetto nato per affrontare le problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare.
Sì, io lavoro molto con lo psicoterapeuta, perché al di là del comportamento alimentare come patologia, ci sono tutta una serie di condizioni non patologiche, che fanno da contorno al discorso nutrizionale, ma che rappresentano dei tasselli importanti su quella che è la sfera della nostra psiche.

Cosa comporta una cattiva alimentazione a livello psicologico?
Per cattiva alimentazione, intanto, si intende un’alimentazione che va a perpetuare abitudini sbagliate, come l’utilizzo di alimenti molto ricchi in grassi trasformati e in generale prodotti trasformati, quindi un’alimentazione che non rispetta i canoni della dieta mediterranea. Da una cattiva alimentazione possono scaturire moltissime situazioni, anche dal punto di vista psicologico. A livello bibliografico e scientifico, è stato dimostrato che esiste un connubio evidente tra cattiva alimentazione e problematiche psicologiche, per cui un eccesso di questi cibi –  chiamiamoli junk food – che apparentemente sembrerebbero causare danni solo dal punto di vista estetico, in realtà, sono legati ad una connessione più profonda che porta a tutta una serie di problematiche, tra cui ansia o addirittura depressione.

E magari si finisce per (ri)consolarsi proprio nel junk food. 
Sì, a quel punto si innesta un meccanismo a circuito virtuoso, ovvero un’alimentazione sbagliata che porta ad un abbassamento dell’umore, che a sua volta provoca uno stato di ansia o di depressione. Si continua a perpetuare questo meccanismo, perché è difficile uscirne, e quindi si ricomincia. È un po’ come l’abuso di droghe, è una dipendenza a tutti gli effetti. Come il biscottino dopo cena, un’altra abitudine legata alla psiche e che riguarda soprattutto il sesso femminile. La sera si abbassano le tensioni ed è come se ci dovessimo concedere una coccola e una gratificazione, con un calice di vino o un biscottino. Il problema è che bisogna distinguere chi lo fa in maniera occasionale da chi lo fa abitualmente, andando magari a compromettere un percorso di dimagrimento.

A proposito di scelte sbagliate, nonostante se ne parli tanto, c’è chi ancora, quando inizia la dieta, parte eliminando in primis il carboidrato. Perché non andrebbe fatto?
I carboidrati fanno parte dei macronutrienti, quindi sono fondamentali, sono come la benzina per la nostra macchina, ovvero noi. La differenza la fa la tipologia di carboidrato, quale inserisco all’interno della mia dieta e come lo distribuisco. Il carboidrato in sé non è in grado di farci ingrassare e, se inserito in un piano alimentare vario, dove a quest’ultimo abbiniamo una buona fonte proteica, una fibra o un buon grasso, ci permette sia di far fluttuare bene l’equilibrio ormonale – da cui come abbiamo visto parte tutto – sia di gestire al meglio il binomio fame-sazietà. Ho pazienti che hanno perso addirittura 45 chili con un piano alimentare bilanciato che prevedeva notevoli quantità di carboidrato. Per cui, privarsi di un nutriente che risulta fondamentale nella nostra alimentazione porta, sì, ad ottenere un effetto pseudo positivo sulla bilancia (pseudo perché si tratta di chili fluttuanti legati principalmente ai liquidi), ma nel momento in cui lo reinserisco – e per farlo basta un aperitivo con un’amica o semplicemente un frutto – li vado a reintrodurre subito. Quindi è un atteggiamento prima di tutto diseducativo nei confronti del nostro corpo e non ha alcun senso.

Quale tipologia scegliere quindi?
I carboidrati a lento rilascio, integrali, come ad esempio la pasta e tutti i cereali, che fanno benissimo, come orzo, farro e grano saraceno. Ma non solo.

 

L’estate si avvicina. Esiste un escamotage per perdere qualche chilo di troppo, in poco tempo e senza troppo impegno? 
Sì, banalmente facendo l’anamnesi del paziente il più delle volte trovo errori basilari, quindi andando semplicemente a sistemare quegli errori il corpo inizia subito a lavorare molto meglio e il paziente trae nell’immediato benefici immensi, tra cui anche ciò che riguarda la sfera della stanchezza e del sonno. Quindi, a meno che non ci siano situazioni patologiche di impedimento a volte basta poco per ottenere dei risultati in modo rapido. Certamente, consiglio sempre a tutti di non iniziare il primo di giugno, anche perché quando si inizia a mangiare bene questa diventa una – buona – abitudine di cui difficilmente si riesce a fare a meno e che ci fa stare bene a 360°.

L’alimentazione ha dimostrato di essere anche un ottimo strumento di prevenzione.
Esatto, io mi sono occupata e mi occupo tutt’ora molto di prevenzione, ed in particolare di prevenzione primaria, ma anche secondaria, ovvero quando sussiste già la malattia e l’alimentazione interviene come coadiuvante. Naturalmente, il nostro lavoro si focalizza sulla prevenzione primaria, che ha un potenziale su moltissimi aspetti, quindi non solo riguardo alle malattie cardiovascolari, che in questi ultimi anni riguardano principalmente l’obesità addominale, ma anche a tutte le malattie metaboliche come il diabete, l’ipercolesterolemia e così via. E questi sono per me i casi con cui preferisco lavorare, quelli in cui ho un obiettivo che va oltre il dimagrimento come mera questione estetica, perché dà molte soddisfazioni vedere migliorare drasticamente, in soli tre mesi, gli esami ematici del paziente. Ed è il paziente stesso in primis ad apprezzare molto questo cambiamento, che non è quindi solo estetico, perché riesce a muoversi senza affanno, mangiando paradossalmente a volte di più rispetto a quanto faceva prima. Per non parlare dell’alimentazione come prevenzione di patologie oncologiche, che sono molto complesse, dove è presente sia una condizione genetica sia una condizione ambientale, che riguarda quindi lo stile di vita. Il fatto di andare a perpetuare abitudini sbagliate può portare allo sviluppo di particolari situazioni patologiche. C’è tanta documentazione scientifica che vede ad esempio correlate questo tipo di patologie con il tumore gastrico intestinale del colon oppure con l’eccessiva introduzione nell’alimentazione di carne rossa, carni rosse processate, insaccati e così via. Quindi prevenire è senza dubbio già un grossissimo aiuto che diamo a noi stessi.

A proposito di questo, negli ultimi anni le persone mangiano molto più vegetali e meno carne, ma si può sostenere un’alimentazione vegetariana senza che ci siano delle carenze?
Sì, non ci sono evidenze per cui bisogna integrare sin da subito. Detto questo è necessario un supporto, soprattutto nel primo periodo di start, ma non solo, perché le carenze vanno studiate anche nel mentre. Questo perché magari non sempre emergono mancanze di nutrienti, grazie ad un’alimentazione completa che prevede altre buone fonti alimentari, ma se mi affido al fai-da-te e decido di far partire un’alimentazione vegetariana in autonomia, eliminando solo carne e pesce, inserirò sicuramente alimenti in modo casuale e a quel punto potrebbero effettuarsi sì delle carenze. Anche perché le fonti proteiche non le ricaviamo solo da carne e pesce, ma anche dal carboidrato (pasta, cereali ecc.). Noi lo chiamiamo carboidrato, ma è una fonte di carboidrato, che è diverso, questo perché a parità la quantità di carboidrato è più alta delle proteine, così come molti legumi.

Per concludere, c’è un consiglio che si sente di dare andando a sfatare, perché no, qualche luogo comune?
Io dico sempre ai miei pazienti che non devono guardarsi allo specchio e dirsi “no”, non sempre gli atteggiamenti di chiusura nei propri confronti fanno bene, a volte sono i peggiori e sono controproducenti, perché vado alimentare ancora di più certi meccanismi. Ci sono dei periodi della vita psicologicamente ed emotivamente più delicati e in questi casi spesso le conseguenze sono due: c’è a chi gli si chiude lo stomaco e chi tende a sfogarsi sul cibo. In questo ultimo caso, se la voglia è presente, io suggerisco di assecondarla e non di sopprimerla, perché la privazione eccessiva a volte è controproducente. Naturalmente è una situazione da tenere monitorata, ovvero, se notiamo che sta diventando un’abitudine e da un pezzetto di cioccolato diventa una stecca, dobbiamo fermarci e capire se è fame o no. Io la chiamo fame emotiva, che è diversa da quella fisiologica dovuta magari ad un pasto fugace e carente (situazione al giorno d’oggi ricorrente). Da quando smettiamo di mangiare intercorre un periodo di venti minuti in cui vengono mandati a livello celebrare dei messaggi di “stop”. In quei venti minuti è importante impegnare la testa a fare altro, ma se notiamo che la voglia è insistente dobbiamo capire se è fame emotiva o fame fisiologica, e se dovesse essere emotiva in alcuni casi io sono per assecondarla.